il 5 X 1000 all’ ANPI

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25 aprile 2020

…spetta a noi farli vivere ancora o lasciare che muoiano per sempre.

GIACOMO RUBINI

Giacomo  Rubini era un operaio romanese, attivista socialista, insieme a Riccardo Manetta fu tra gli artefici dell’edificazione della “Casa dei Lavoratori” (1914) atta a ospitare, oltre che la sede del locale Partito Socialista, una biblioteca, la sede delle varie cooperative di lavoratori, una sala per conferenze e, alla bisogna, sala da ballo e della ”Colonia Fluviale Igea”(1921) una delle prime istituzioni a carattere sanitario e sociale a favore dei bambini dei lavoratori romanesi. Una sera mentre rientrava in bicicletta dal lavoro dal paese confinante, Giacomo fu aggredito da una squadraccia fascista che lo massacrò di botte, facendogliela pagare per la sua militanza antifascista. In conseguenza all’ aggressione spirò dopo tre giorni di agonia. Giacomo fu una delle prime vittime della violenza fascista, il fatto è solo di una manciata di giorni antecedente la marcia su Roma con la quale Mussolini prese il potere (ottobre 1922). Una via di Romano di Lombardia gli è stata intitolata in data imprecisata.

_25 aprile 2020_

…spetta a noi farli vivere ancora o lasciare che muoiano per sempre.

PATRIOTI ROMANESI


LUIGI BERETTA – di anni 18 (26 aprile 1945)
VITTORIO MACALLI – di anni 23 (26 aprile 1945)
GIUSEPPE TALLUTO – di anni 32 (26 aprile 1945)
GIACOMO GAMBA – di anni 49 (27 aprile 1945)

Il 26 aprile 1945 (ufficialmente a guerra terminata) una colonna di Tedeschi in ritirata, circa 600 uomini con armamenti pesanti, proveniente da Bologna, e diretta a Martinengo dove era il concentramento delle truppe tedesche, al suo ingresso in Romano da sud presso la cascina Avvenire, in via Crema, si scontra con un drappello di giovani locali. Al termine degli scontri, sul posto i Tedeschi fucilano Beretta, Macalli, Talluto. Qualche ora dopo viene ucciso Gamba, estraneo ai fatti, che incrocia i tedeschi mentre si reca al lavoro. I tedeschi minacciano di mettere a ferro e fuoco il paese in caso di ulteriori scontri. La mediazione del parroco don Matteo Alberti, postosi in testa alla colonna Tedesca durante l’attraversamento del paese esortando i concittadini a non sparare, scongiura la minaccia.

_25 aprile 2020

BATTISTA GARAVELLI (Romano di Lombardia 1923 – Monte Grappa 28/09/1944)

Testimonianza di Colomba Garavelli (sorella di Battista) raccolta dagli alunni della Scuola Media “E. Fermi” di Romano di Lombardia, marzo 1995

“La notizia della morte di mio fratello è stata data alla mia famiglia la sera stessa della fine della guerra (n.d.r.: la data non corrisponde a quella della presunta morte) tramite un biglietto che ci ha dato un camionista di passaggio a Romano. La mattina dopo mia mamma ed io siamo andate in treno fino a Brescia, poi da lì abbiamo raggiunto a piedi Cornuda (provincia di Treviso), chiedendo da dormire ad alcuni contadini lungo la strada. Arrivate a Cornuda, siamo andate con il parroco al cimitero, ma non abbiamo potuto riconoscere mio fratello perché il suo corpo era già stato sepolto insieme a quello di altri tre partigiani, impiccati alcuni giorni prima in seguito ad un rastrellamento. Io, allora, avevo dodici anni, ma ricordo come fosse oggi che sulle quattro tombe non c’erano fotografie, ma solo bellissimi fiori, segno che la gente si era commossa per la loro morte. Dopo aver ricevuto dal parroco la cintura e la corda con cui era stato impiccato Battista siamo entrate in un’osteria dove una, ragazza ci ha chiesto di dove eravamo perché le nostre facce le ricordavano qualcuno.  Abbiamo risposto “Noter an ve de Berghem” e che eravamo lì per il riconoscimento del Garavelli. Allora lei ci ha detto che mio fratello non era fra i morti di quei giorni perché lei, che lo conosceva, non aveva visto il suo corpo fra le salme del cimitero. Dopodiché siamo ritornate dal parroco a riconsegnare la corda e la cintura perché non volevamo portare a casa oggetti personali di qualcun altro (n.d.r.: per lo stesso motivo la famiglia non ha mai provveduto a trasferire la salma a Romano).Tornate a casa, abbiamo  continuato  a cercarlo, aiutati dal Comune, dai Carabinieri  e dall’on. Brighenti, ma “del me Gì (n.d.r.: così era chiamato Battista dai familiari)  an ghà troat piö negota”. E pensare che per non fare il soldato si era nascosto a Soncino nel fienile dei miei parenti, ma uno di Romano “al ghà facc la spia” e così è finito prima in una caserma a Bergamo, poi a Milano dove l’abbiamo visto per l’ultima volta su una tradotta diretta in Veneto. Abbiamo, invece, capito che era diventato un partigiano da una lettera che ci aveva scritto e nella quale c’era un’immaginetta della Madonna, che mia madre, alla sua morte, ha voluto nella cassa, insieme a tutto ciò che potevo ricordarle suo figlio. Non per dire, ma mio fratello “l’era on bel zuen” con tanta voglia di lavorare, e tutti gli volevano bene: “el preost de Comudú” ci ha detto che gli aveva aggiustato il tetto della chiesa e aveva fatto arrivare l’acqua dalla montagna al paese perché era un bravo fabbro. Per me non è mai morto, è sempre presente nei miei pensieri e spero, anche se è impossibile, di rivederlo un giorno”.

25 aprile 2020_

GIUSEPPE MAFFI – (Romano di Lombardia1923- Cornalba 25/11/1944)

Note biografiche tratte da “La mitraglia sul campanile” Storia e memoria: Cornalba 1944.

Nasce a Romano di Lombardia (BG) il 10 marzo 1923, è il sesto di dieci figli e, come il padre, è cantoniere in ferrovia. Viene richiamato alle armi e dal 12 settembre 1942 all’8 marzo 1943 presta Servizio nella IV compagnia del 3° Reggimento Genio Ferrovieri che è di stanza a Enna, in Sicilia. Tornato a casa, sceglie di salire in montagna e si unisce alla formazione “Francesco Nullo” che è attiva in Val Calepio e Val Cavallina. Raggiunge la Brigata 24 Maggio a Cornalba, solo il giorno precedente il rastrellamento. La mattina del 25 novembre 1944 è in compagnia del partigiano Ghirlandetti lungo la strada che porta a Serina, dove si stanno recando per fare provviste per la brigata. All’arrivo dei rastrellatori Ghirlandetti, che conosce il territorio, riesce a fuggire lungo i sentieri che portano sul monte Alben. Maffi, invece, meno esperto del luogo in quanto appena arrivato, cade sotto i colpi delle armi da fuoco dei militi della Op sul sentiero che dalla sinistra del paese sale verso la montagna. Una croce lungo il sentiero partigiano “Martiri di Cornalba” ricorda il luogo dove è stato colpito: “…e andarono sopra Cornalba, dove il mio maestro di dottrina che era un bravo ragazzo, faceva il portiere, giocava lì nella squadra dell’oratorio, andò anche lui ma non torno più”. I funerali si svolgono a Romano di Lombardia il 13 maggio 1945 e la camera ardente viene allestita presso l’oratorio. L’amministrazione di Romano di Lombardia ha intitolato una via a suo nome e gli ha conferito il 23 maggio 1965 la Medaglia d’Oro alla memoria.